In Italia il lavoro nero ha un costo di 250 miliardi di euro, ciò è quanto emerge da una ricerca dell’Ires. Chi arriva in Italia come immigrato la prima cosa che desidera è avere un lavoro per provvedere alla sua sussistenza.
Spesso i contratti no vengono proprio proposti dai datori di lavoro ed è quasi scontato che un immigrato deve contribuire al mercato del lavoro nero. Nonostante l’inasprimento legislativo nei confronti di chi assume irregolarmente queste persone, la situazione sembra non volgere a nessun miglioramento.
L’aumento della criminalità è legato anche a questa situazione, un lavoratore che non ha diritti è sottopagato e non può ribellarsi, se deve sostenere il peso di una famiglia è costretto a cercare delle “soluzioni alternative”.Al Sud il problema è molto più presente rispetto al nord, i lavoratori soprattutto nigeriani, marocchini, pakistani vengono impiegati nelle coltivazioni di ortaggi o per la raccolta dell’uva. Le ore di lavoro possono arrivare anche a 10 per una paga davvero da miseria.
I controlli sul territorio, in vita della vendemmia, saranno molto più capillari, ma oil fenomeno non può essere sconfitto quando i clandestino sono già stabiliti sul territorio.
Occorre una politica che se permette a costoro di giungere nel nostro “bel paese” dovrebbe preoccuparsi anche di garantirli condizioni di vita dignitose, e un lavoro, diritto che spetta a qualsiasi uomo.